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Bella Gallipoli

...Cu sciacqui la capu allu ciucciu perdi l'acqua, lu sapone e la fatia!...Statube boni nde vitimu crai ci ole Diu!

  ...Benvenuti in...

 BELLA GALLIPOLI

Bella Gallipoli

Il Blog del tutto dedicato a Gallipoli con lo scopo  di illustrare le tradizioni di questa grande città, in modo che le nostre radici non si perdano mai!

In più in onda 24h/24 alcune Tv Salentine! o i Canali RAI

( N.B.  La TV è VISIBILE SOLO CON INTERNET EXPLORER ).  

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-Ricette Gallipoline

-Arte e spettacolo

-Tradizioni e Usanze

-Cenni Storici

July 17

Chiesa del Carmine

Chiesa del Carmine

Nel 1836 la vecchia chiesa di Santa Maria della misericordia e il sovrapposto oratorio dedicato alla Beata Vergine del Carmine furono demoliti per fare posto all’attuale chiesa del Carmine, aperta al culto il 5 aprile 1838.

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L'ingresso avviene da un portale aperto sulla via. All'interno l'ingresso è costituito da una quadrata di circa 10 m per lato, coperta da una volta sorretta da quattro robuste colonne. Segue il presbiterio, profondo circa 5 m, fiancheggiato dal coro ligneo per i confratelli.

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La Festa della Madonna del Carmine si svolge in via Lecce a Gallipoli  il 15 - 16 luglio.

 

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Confraternita di Maria Santissima del Monte Carmelo e della misericordia, orazione e morte

La confraternita di Maria Santissima del Monte Carmelo e della misericordia, orazione e morte è una storica confraternita, la cui sede si trova presso l’attuale chiesa del Carmine, nel centro storico di Gallipoli.

Confraternita della Madonna della pietà o della misericordia

La confraternita nacque intitolata alla Madonna della Pietà o Misericordia e officiava nell’oratorio di Santa Maria della Misericordia, ubicato al piano terreno ove sorge l’attuale chiesa del Carmine.

Sua finalità istituzionale era la pratica delle opere di misericordia a favore dei cittadini poveri, dei quali celebrava le esequie a proprio carico. Inoltre, il venerdì antecedente la domenica delle palme solennizzava la memoria dei dolori di Maria Santissima.

A partire dal 1480, in seguito all’assedio e all’occupazione della città da parte dei Veneziani e delle successive dominazioni, l’antico oratorio rimase abbandonato. Nel 1530 alcuni nobili gallipolini, tra i quali Filippo D’Ospina, Francesco Mangalabeto e Giovanni Armellino Spiri , lo restaurarono e vi ristabilirono la confraternita.

Confraternita della beata Vergine del Monte Carmelo

Nel 1660 nella confraternita della misericordia era stato introdotto il culto della santissima Vergine del Monte Carmelo e la popolarità del culto indusse alla costruzione di una nuova chiesa sovrapposta alla precedente e dedicata a Maria Santissima del Monte Carmelo e dove officiava una distinta confraternita.

Nel 1770 in occasione della riforma di tutte le congregazioni laicali, le due confraternite vennero fuse in una sola. La nuova regola fu approvata il 31 dicembre del 1776 e il 7 gennaio 1777 ebbe anche il "regio assenso". La nuova confraternita prese il nome di "Venerabile congregazione dell'opera della misericordia, orazione e morte sotto il titolo della beata Vergine del Carmine". Nel 1790 il titolo divenne "Confraternita della beata Vergine del Monte Carmelo sotto il titolo della Misericordia".

Mentre nelle altre confraternite della città si associavano i membri secondo il mestiere, alla confraternita del Carmine si aderiva per devozione verso la Vergine e i confratelli erano di diversi ceti sociali.

Sulla parete di fondo dell'altare maggiore si ammira una pala raffigurante la scena della Deposizione di Gesù dalla Croce, tradizionalmente attribuito a Antonio Ribera.

Sulla parete destra della chiesa si trova l’altare dedicato alla santissima Vergine del Monte Carmelo, che ospita una tela con la sua raffiguraziione. Sulla parete sinistra si trova l’altare con dipinto raffigurante l’Immacolata e santa Lucia.

 

July 09

Schiattacore In Concerto A Gallipoli

Cuore infrantoSchiattacoreCuore infranto In Concerto a Gallipoli

Guarda Il Video:

Schiattacore In Concerto
  

 

July 08

Il Dialetto gallipolino

Il Dialetto gallipolino

 

Il dialetto gallipolino (o gallipolitano, come era detto in passato) è una variante del salentino parlata esclusivamente nel territorio dei comuni di Gallipoli e, con qualche piccola variazione, di Alezio e Sannicola, in provincia di Lecce.

A causa della vocazione marinaresca e commerciale della città questo dialetto è stato influenzato maggiormente dagli altri dialetti meridionali rispetto a quello salentino.

Differenze dal salentino standard

Dal salentino si distingue, oltre che per la pronuncia di numerose parole, anche per la struttura delle frasi. Ad esempio la frase mi sto vestendo viene tradotta in sta mme vestu in gallipolino mentre in leccese diventa me sta bbestu.

 

Verbo Essere

persona

Indicativo presente

Imperfetto

Perfetto

Congiuntivo presente

Jou

su/suntu

era

foi

cu essa

Te/Teve

sinti

eri

 

cu essi

Iḍḍu/a

ete

era

foe

cu esse/a

Nui

simu

erene

fomme

cu'ssimu

Ui

siti

erubbe

 

cu'ssiubbe

Iḍḍi

su/suntu

erene

fora

cu essene

 

Verbo Avere

persona

Indicativo presente

Passato prossimo

Perfetto

Jou

aggiu

aggiu bbutu

bbia

Te

hai

hai bbutu

bbisti

Iḍḍu/a

ave

ave bbutu

bbiu

Nui

'bimu

'bimu bbutu

bbimme

Ui

'bbiti

'bbiti butu

bbistubbe

Iḍḍi

ane

ane bbutu

bbira

 Antroponimia

Il nome comune gallipolino, detto anche ’ngiuria, è un nome che sostituisce il nome proprio della persona nelle conversazioni informali e, molto spesso anche, nella vita quotidiana. Esso è principalmente composto di due parti: il nome e la ’ngiuria. Il primo è molto spesso la traduzione dialettale del nome “ufficiale” della persona, o il suo diminutivo o una sua variante. Per la ’ngiuria va fatto invece un discorso a parte. Essa indica principalmente la famiglia, il soprannome della persona oppure il mestiere praticato.

  • Razza, ossia la famiglia di appartenenza della persona (es. Caḍḍina, Fava) . Può essere ereditato per via paterna o materna. Può essere costituito dal matronimico, corredata dal suffisso –na (es. Treja-na della Treja) per le donne, oppure può essere composto dalla preposizione Ta (della) seguita dal nome della madre (Ta Santa) per gli uomini.
  • ’ngiuria, ossia soprannome, che può indicare una caratteristica della persona, un suo modo d’essere, o un qualsiasi altro soprannome.
  • arte, ossia mestiere praticato dalla persona (es. ’ Ta carne lett. della carne (macellaio), Focularu pirotecnico).

Vocaboli ed espressioni

 

 

« Cu sciaqqui la capu allu ciucciu, perdi l'acqua e lu sapone. Trad: A lavare la testa dell'asino si perde l'acqua ed il sapone. »

 

 

 

 

« U purpu se coce cu l'acqua sua stessa. Trad: Il polpo si cuoce con la sua stessa acqua. »

 

 

 

 

« U viziu ta bagascia te face a poscia liscia. Trad: L'abitudine ad andare a prostitute fa spendere molti soldi. »

 

 

 

 

« Lu primu annu core a core, lu secondu culu a culu, lu terzu caggi'nculu. Trad: Il primo anno cuore a cuore, il secondo culo a culo, al terzo calci nel sedere. »

 

 

 

 

« Quandu addhu nu tieni, cu mammata te corchi. Trad: Quando non hai altro, vai a letto con tua

 

Tutte le Festività religiose

Tutte le Festività religiose e i folklori popolari di Gallipoli

E’ riportato di seguito il Calendario delle principali manifestazioni della città di Gallipoli:

  • Madonna del Canneto (1-2 luglio)
  • Madonna del Carmine (14-15 luglio)
  • Santa Cristina: la maggiore ricorrenza sia religiosa che civile dell'estate gallipolina. Le celebrazioni hanno inizio il giorno 23 luglio, con sparo di colpi a salve nella prima mattinata. Nel tardo pomeriggio si svolge, prima per mare a bordo di pescherecci, e poi a terra per le vie della città, la processione religiosa della statua della santa. Il giorno successivo c'è il tradizionale concerto bandistico all'interno di un teatro e, alla sera, uno spettacolo pirotecnico nel porto della città. Tale spettacolo viene ripetuto anche il terzo giorno di festività.Durante tutta la durata dei festeggiamenti vi è un tradizionale mercato serale nel corso principale di Gallipoli che, per l'occasione, viene addobbato con luminarie per tutta la sua estensione.
  • La cuccagna a mare: trattasi di un'antichissima tradizione popolare gallipolina che consiste nel sistemare sulla banchina del porto un palo di legno in posizione orizzontale parallelo al mare con un leggero angolo verso l'alto. Il palo è interamente ricoperto di grasso e sull'estremità è fissata un'asticella con una bandiera tricolore. Lo scopo del gioco è riuscire ad afferrare la bandiera superando le difficoltà dovute all'inclinazione e al grasso che rende il palo scivoloso. Il mare attenua le cadute dei partecipanti spesso rovinose. Le origini del gioco sono immemorabili e con ogni probabilità l'albero della cuccagna simula, in realtà, l'albero di bompresso, una delle parti costitutive dei velieri, dimostrando la storica vocazione marinara della città. La manifestazione si svolge il 24 luglio in onore dei festeggiamenti di S. Cristina.

Natale: religiosità, cultura, tradizioni, gastronomia

Durante le festifità natalizie è in uso suonare la Pastorale gallipolina per le vie della città.

L’ Immacolata (8 Dicembre).

Santa Lucia (13 Dicembre) vergine e martire, alla quale era già dedicato un altare nella vecchia chiesa del carmine, viene festeggiata con un triduo di preghiere e con la processione della vigilia, accompagnata dalla tradizionale “pastorale gallipolina”.

 E dopo il Natale arriva il Capodanno, e per salutare l'anno nei migliori dei modi, a Gallipoli si fa il tradizionale "Pupu"; un personaggio di cartapesta artigianale che generalmente raffigura un vecchio, e che rappresenta l'anno che va via. Alla mezzanotte viene fatto scoppiare per dare il benvenuto al nuovo anno e si comincia a festeggiare.

Il carnevale: Le Focareddhe, i carri allegorici e il trionfo della cartapesta, lu Titoru

Il carnevale comincia il 17 gennaio con la festa di S. Antonio (te lu focu=del fuoco); e qui viene accolto con la tradizionale Focareddha; cioè un grande falò fatto dagli alberi usati a Natale come addobbo; dove tutt'intorno si festeggia con le prime maschere e soprattutto le prime Chiacchere (dolce tipico carnevalesco gallipolino) Generalmente l'ultima domenica di carnevale e il martedì grasso, vi è la sfilata dei carri allegorici e dei gruoppi mascherati sulla strada principale ossia il Corso Roma. I carri allegorici sono dei pupazzi molto alti fatti di cartapesta che raffigurano un tema scelto dal maestro cartapestaio; possono essere una protesta, una satira politica, ecc..... Il gruppo mascherato più importante di Gallipoli è lu Titoru, cioè Teodoro. Tradizione vuole che sia un giovane gallipolino, che tornato dal militare, chiede alla madre un piatto di polpette, a quanto pare il suo piatto preferito. La madre accontenta il figlio, che purtroppo nella foga di mangiare queste polpette, una gli va di traverso e il ragazzo muore. Nel gruppo mascherato vi è il giovane morto, la madre e un gruppo di comari che piangono (le "chiangimorti"), che poi sono sempre dei ragazzi vestiti da donna, e tra l'altro è molto divertente. Infine, bisogna anche render noto che la madre del "Titoru", è la "Caremma", che ritroviamo nei riti della settimana santa.

San Sebastiano e Sant'Agata


San Sebastiano  che ricorre il 20 gennaio è il compatrono della città di Gallipoli.
La sera tra le strade della città vecchia sfila una processione solenne in onore del Santo.

Alla processione prendono parte tutte le confraternite della città, i cui membri sfilano con i caratteristici abiti tradizionali ed in un ordine che rispecchia l'anzianità del riconoscimento regio ottenuto man mano dai sodalizi.
In processione oltre al busto in argento di San Sebastiano viene portato il busto dello stesso prezioso metallo di Sant'Agata.
Sant'Agata Vergine e Martire viene festeggiata nei giorni 4 e 5 febbraio.
Si narra che un fantastico vascello con a bordo la Santa sia giunto, spinto dal vento di Scirocco, sulle spiagge di Gallipoli.
Dopo una breve permanenza presso la Cattedrale della città Costei riprese la navigazione fino alle coste della Sicilia, spinta dal vento di Tramontana.
Nei giorni dedicati alla Santa oltre alla processione si celebra un solenne Pontificale nella Cattedrale, durante il quale il Vangelo viene letto in latino e in greco, ricordando il periodo in cui Gallipoli ha osservato tale rito.

June 26

La Settimana Santa a Gallipoli

La Settimana Santa a Gallipoli

Tra le tante tradizioni che scandiscono a Gallipoli il frettoloso correre del tempo e l'incessante succedersi delle stagioni, quelle riguardanti il periodo quaresimale, che culminano nella "Hebdomada Major" (Settimana Santa) rivestono un 'importanza particolare, non solo perché ricordano e rivivono usi e costumanze del tempo che fu, ma anche perché, ancora oggi, testimoniano la coscienza di un popolo che, malgrado tutto, quotidianamente, con la fede e la devozione confronta la propria vita, tanto da identificare le frustrazioni sociali e le sofferenze proprie e familiari, con la passione e la morte dell'Uomo-Dio. Ed è così che, custodendo gelosamente le ataviche tradizioni, la "Bella Città” con il volto rigato da lacrime e salsedine, sale sul colle dell'Ucciso, ammantata di fede, in una resurrezione sociale e morale.

Giovedì Santo

Oggi, Giovedì Santo, la liturgia, dopo la commemorazione del mistero della Istituzione dell'Eucaristia, prevede che le Specie Eucaristiche vengano riposte, per l'adorazione dei fedeli, in un Ciborio, riccamente addobbato con damaschi, fimi e luci. "Ab immemorabili" questo Ciborio viene chiamato, anche se impropriamente, "Sepolcro".

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All'ora del tramonto, soprattutto le vie del centro storico si animano di popolo che peregrina nelle numerose chiese per adorare l'Eucaristia. Caratteristico è il pellegrinaggio delle varie Confraternite.

Uno squillo di tromba, lento e sofferto come lamento, cui fanno melanconica eco il rauco sussulto del tamburo rullante e l'atono stridìo della "trozzula", si spande per le orientaleggianti strade del Centro Storico, entra per le socchiuse porte delle case antiche, dal perenne profumo di salsedine, interrompe l'interessato viavai della gente o il garrulo vociare dei bimbi.   

 

                                               

tamburo

  

         

Poi!?!, ecco gli "incappucciati" che processionalmente, a passo lento e grave, si recano a visitare, in orari distinti, i "Sepolcri", allestiti nelle parrocchie e chiese cittadine, per adorare il Grande Mistero Eucaristico.

Gli "incappucciati" o "mai", come vengono chiamati, appartengono alle Confraternite locali, reliquie delle medioevali corporazioni di arti e mestieri.

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Le Confraternite sono tante: dei muratori, dei sarti, dei pescatori, degli scaricatori del porto o "bastaggi", dei fabbri, dei bottai, dei falegnami, dei calzolai e, anche, dei nobili.

Ognuna di queste Confraternite ha una chiesa propria e una propria "divisa". Solo tre Confraternite, come è dalla tradizione e dalla storia, aggiungono al saio, alla mozzetta ed al cappuccio il cappello dalle larghe falde e il bordone da pellegrino: quella di Santa Maria della Neve e S. Francesco di Paola, quella della Misericordia e quella della Santissima Trinità.

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E, suscitando ricordi di remoti tempi e generando meraviglia, stupore e fede, vanno gli "incappucciati" sul far della sera o nel cuore della notte del Giovedì Santo e alle prime luci dell'alba o al pallido sole del vespro incipiente del Venerdì seguente, prima che, con la Solenne Azione Liturgica, il Popolo Santo, riunito, ricordi e rinnovi la tragedia del Golgota.

Venerdì santo

Anticamente era la sola Confraternita del Ss.mo Crocifisso (quella dei bottai) ad avere l'onore di portare, processionalmente per le vie della Città, la lignea statua di Cristo Morto (Urnia) e quella della Vergine Addolorata.

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Oggi, dopo la riforma del calendario liturgico, sono due le Confraternite che, nel vespro del Venerdì Santo, dopo l'Azione Liturgica propria del giorno, processionalmente, per le vie del Centro Storico e del Borgo, con enorme affluenza di popolo, organizzano e conducono questa manifestazione devozionale: la Confraternita del SS.mo Crocifisso e quella di Santa Maria degli Angeli (o dei pescatori), che porta la statua della Vergine Addolorata.

Da qualche anno, alle due tradizionali statue, la Confraternita del Ss.mo Crocifisso ne ha aggiunte altre cinque, opera di valenti maestri cartapestai, raffiguranti diverse posizioni di Gesù durante la Passione: l'agonia dello Getsemani, la Flagellazione, l'Ecce Homo, Cristo con la Croce, la Crocifissione. Al suono della tromba e al rullio del tamburo, si snoda il pio pellegrinaggio preceduto dalla "Croce dei Misteri".

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Seguono i Confratelli del Crocifisso, dal saio e cappuccio rossi e dalla mozzetta celeste; hanno sul capo una corona di spine e, nel portamento, denotano l'immagine del Cristo sofferente. Le statue dei "Misteri" procedono in questa lunga "sfilata" di confratelli fino alla "grande" Tomba, addobbata di fiori. La pesante "macchina" è portata sulle spalle da giovani che, si alternano ordinatamente.

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Segue immediatamente la Confraternita di Santa Maria degli Angeli, i cui confratelli, dal saio e dal cappuccio bianchi e dalla mozzetta azzurra, portano pesanti ceri. E dietro la statua della Vergine Addolorata, anche questa portata a spalla, una folla di devoti che prega e canta gli inni della Passione.

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La processione si ritira intorno alla mezzanotte, dopo che, al rientro, il Sacerdote benedice con il Sacro Legno della Croce il mare, dal parapetto murario antistante le due Chiese, del Crocifisso e degli Angeli.

Sabato Santo

È l'ultima manifestazione quaresimale pubblica della religiosità popolare: la processione della Desolata!

Sul far dell'alba, dopo aver trascorso la notte nella meditazione dei dolori della Vergine, la Confraternita di Santa Maria della Purità (o dei "bastaggi") porta processionalmente per le strade di Gallipoli la statua di Cristo Morto e della Vergine Desolata.

Il silenzio della notte è, come d'incanto, rotto dal suono lamentoso della tromba e dal rullio del tamburo.

E vanno i confratelli, dal saio e cappuccio bianco e dalla mozzetta gialla color paglierino, con il capo sommesso in un profondo silenzio, mentre le porte delle case si spalancano, si accendono le finestre dei balconi ed i bimbi sul braccio della madre, sonnacchiosi, ammirano il lento procedere, dal senso profondamente misterioso, che rimarrà impresso nella loro mente per tutta la vita.

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Il chiarore dell'alba e la tremula luce del sole che sorge, aggiungono al mistero dell'uomo la meraviglia della natura.La statua di Cristo Morto è adagiata in un'Urna coperta d'oro zecchino e dietro, portata a spalla, la magnifica statua settecentesca della Desolata.

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Sta la Vergine seduta ai piedi della Croce, coperta dal manto nero come la morte e dal suo impareggiabile volto di dolore sgorgano le lacrime del lutto per la morte del Figlio. Il Sacerdote che indossa il piviale rosso e che regge la reliquia della croce, dirige la preghiera che tutto un popolo commosso innalza al cielo.

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Il momento più toccante della processione è al rientro dal Borgo, quando, dinanzi al ponte seicentesco, altra folla si unisce per l'ultimo tratto del pellegrinaggio, che si conclude sulla spianata della Purità con la consueta benedizione.

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Tratto da: www.cattedralegallipoli.it  

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